Prosegue l'iniziativa per "Una carta dei diritti della Rete" /
"Una Costituzione per Internet" / "Bill of Rights of Internet"

Atene, Novembre 2006, IGF, Il report di Fiorello Cortiana

Finalmente si e'svolto il Workshop "Internet Bill of Rights", una carta dei diritti per la rete. Piu'di cento persone vi hanno preso parte e, dopo l'eccellente prolusione di Stefano Rodota', il mio intervento, quello di Robin Gross di IP Justice (ONG Statunitense) e Jose'Murilo Junior (per il Ministero della Cultura Brasiliano di Gilberto Gil)'
Vittorio Bertola (ICANN) ha coordinato interventi e domande di quindici tra i partecipanti.
La chiave essenziale nell'introduzione di Rodota' e'consistita nella considerazione della necessita' di una definizione pubblica dei diritti degli internauti, altrimenti Internet non sara' uno spazio libero oltre le leggi, queste piuttosto verranno fatte dalle corporation e dai singoli governi. Rodota'ha ricordato come Internet costituisca lo spazio pubblico piu'ampio e partecipato mai conosciuto dall'umanita' per questo occorre una ridefinizione dei diritti gia'affermati in relazione con la rete e le sue prerogative, inedite ed originali ad un tempo. Per questo occorrono sia l'uso e l'adeguamento di strumenti quali i Protocolli tra Stati sotto l'egida dell'ONU, sia strumenti impegnativi "Bind" concordati tra imprese, sia Risoluzioni e Carte dei Diritti approvati da organismi sovranazionali cui fanno riferimento aree regionali del pianeta, come l'Europa ed il suo Parlamento e il Mercosur in America Latina.

Di fronte alla rete Internet, che non conosce confini statuali, fisici o temporali, occorre partire dall'affermazione che i diritti individuali ( dalla liberta' di espressione, di salvaguardia dei dati personali, di parita' di genere, di associazione) hanno valore universale e quindi non sono relativizzabili a contesti e regimi a carattere ideologico, religioso o etnico. Tutto cio', infatti, deve fare i conti con le leggi dei paesi dai quali ogni internauta entra in rete e richiede un coordinamento tra organismi internazionali. La rete non e'uno spazio virtuale libero da interessi particolari, proprio l'uccisione ad Oaxaca, ad opera delle squadre della morte del Messico, del repo rter di Indymedia Brad Will ce lo ricorda. E'un richiamo tragico, laddove ci fossimo scordati della chisura dei cyber coffee in Iran nel nome della lotta alla pornografia, di 12.500 blog in Cina in quanto "non conformi alla morale socialista", aigli arresti ed ai sequestri, qua' e la'in occidente per l'equiparazione del "peer to peer" alla pirateria mafiosa, al sequestro del server di Indymedia in Inghilterra a seguito di un uso estensivo del "Patriot Act" statunitense, sequestro effettuato nel nome della lotta al terrorismo con una estensione giuridica su un altro paese sovrano, ancorche' alleato in Iraq.

E'quindi una sfida complessa e difficile quella che attende la definizione e l'approvazione dell'"Internet Bill of Rights", sara'costituita da azioni, documenti e pratiche messe in atto dai diversi attori in gioco, governi, imprese e societa'civile. Qui ad Atene molti dei trenta workshop ufficiali hanno trattato il tema dei diritti umani e delle discriminazioni in relazione con Internet, per questo ora, piu'che attardarsi ed innamorarsi di definizioni nominali e di contenuto, per una affermazione riconosciuta dei diritti in rete occorre dedicarsi al processo di definizione. L'annuncio in sede plenaria, della Sottosegretaria Magnolfi dell'impegno del Governo Italiano ad organizzare per il prossimo anno una conferenza internazionale, a partire dalla Unione Europea, sull'"Internet Bill of Rights"costituisce proprio uno strumento di questo processo. La modalita' di preparazione e di partecipazione sara'aperta a tutti i portatori di interesse, pubblico e privato, proprio a partire dal forum in rete che proprio!
IP Justice vuole promuovere.

Proprio come e'accaduto per l'Agenda 21 (dopo il Summit ONU di Rio) ed il conseguente Protocollo di Kyoto su clima ed atmosfera, anche nell'ecosistema digitale della conoscenza e' la natura aperta e partecipata del processo che puo' generare buone normative, buone politiche pubbliche e buone pratiche. Proprio la replicabilita'e la condivisione di buone pratiche, pensiamo a quel le dei pinguini di Linux, modifica scenari e comportamenti dei singoli attori, anche dei piu'potenti e prepotenti.

Non e'quindi un caso se proprio a seguito del dibattito stringente e aperto che si e' tenuto ad Atene nella sessione plenaria sull'Openness Fred Tipson di Microsoft, che vi ha preso parte ufficialmente, ha dichiarato che Microsoft potrebbe riconsiderare la propria presenza in Cina, oggi subordinata alla accettazione delle richieste del Governo cinese di rintracciare gli internauti che digitano parole quali "liberta', partecipazione e democrazia". Il lavoro che ci aspetta, quindi, non ha a che fare con la definizione di una Costituzione per Internet, laddove non si riesce a riformare l'ONU stessa, bensi' con l'avvio e la cura di un processo capace di modificare, insieme ai comportamenti, le norme per consentire un pluralismo digitale.

I diversi interventi, di esponenti pakistani, indiani, belgi, brasiliani, danesi, francesi, neozelandesi, alcuni autorevoli esponenti degli organismi di gestione de lla rete, durante il Workshop "Internet Bill of Rights" hanno apprezzato e confermato questo approccio, quindi ci accingiamo a turbare, coinvolgere e compromettere, gelosie, contrarieta' e rendite di posizione esistenti a riguardo. accompagnati una costituzione er gli internauti, parteciperanno esponenti governativi e della societ˜ civile di tutti i paesi. Qualche passo e'stato fatto, qualcosa comincia a muoversi, dal lancio dell'appello "Tunisi mon amour" fatto con Rodotˆ, Lessig, Stallman, Gil e tantissimi altri.

Fiorello Cortiana

Il report della BBC


 


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